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	<title>RED POR TI AMERICA &#187; &#8220;OJO&#8221; INJERENCIA</title>
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		<title>Pérez Esquivel a Radio del Sur: América Latina no está exenta de amenazas de las grandes potencias</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Aug 2011 23:14:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rptabr</dc:creator>
				<category><![CDATA["OJO" INJERENCIA]]></category>

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La Radio del Sur/ Chevige González Marcó – En  entrevista para el programa el Tren de la Tarde en La Radio del Sur, el  Premio Nobel de la Paz 1980, Adolfo Pérez Esquivel señaló que la  intervención de la OTAN en Libia no es otro que apoderarse de los  recursos de [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.redportiamerica.com/site/wp-content/uploads/euaexpansao.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4447" title="euaexpansao" src="http://www.redportiamerica.com/site/wp-content/uploads/euaexpansao-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a></p>
<p><strong><strong><em>La Radio del Sur/ Chevige González Marcó – </em></strong>En  entrevista para el programa el Tren de la Tarde en La Radio del Sur, el  Premio Nobel de la Paz 1980, Adolfo Pérez Esquivel señaló que la  intervención de la OTAN en Libia no es otro que apoderarse de los  recursos de ese país.</strong></p>
<p>“Muchos de esos gobiernos que hoy atacan a Kahdafi eran sus aliados,  eran sus socios… esto no es la defensa de la democracia sino de los  intereses económicos de las grandes potencias”, dijo Pérez Esquivel.</p>
<p>El Premio Nobel de 1980 también denunció que lo más terrible es que  esas acciones de la OTAN cuentan con el apoyo de Naciones Unidas y  especialmente del Secretario General Ban Ki Mooon. “Esto crea un  panorama de que las grandes potencias pueden invadir cualquier país con  total impunidad”.</p>
<p>Pérez Esquivel también señaló que el golpe en Honduras demostró que  América Latina no está exenta de las agresiones del imperialismo. Por  ello cree necesario el fortalecimiento de organizaciones como Unasur,  donde podamos expresarnos y defendernos con cabeza propia.</p>
<p>foto sumada por aline castro</p>
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		<title>La campagna di Libia preannuncio del disordine globale</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Aug 2011 20:04:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rptabr</dc:creator>
				<category><![CDATA["OJO" INJERENCIA]]></category>

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		<description><![CDATA[Ciò che tutti gli osservatori sapevano da tempo, ora è ufficiale e rivendicato come merito: truppe speciali inglesi, francesi, giordane e del Quatar sono sul terreno in Libia, non semplicemente come consiglieri, ma come combattenti e comandanti dell’avanzata dei “ribelli” contro la Libia di Gheddafi e nell’assalto alla sua capitale, Tripoli.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Rodolfo Ricci</p>
<p>Ciò che tutti gli osservatori sapevano da tempo, ora è ufficiale e rivendicato come merito: truppe speciali inglesi, francesi, giordane e del Quatar sono sul terreno in Libia, non semplicemente come consiglieri, ma come combattenti e comandanti dell’avanzata dei “ribelli” contro la Libia di Gheddafi e nell’assalto alla sua capitale, Tripoli. La primavera araba, che aveva colto impreparate le ex potenze coloniali con l’estromissione dei propri rappresentanti in Tunisia e Egitto, può ora riprendere le più classiche e rassicuranti venature del neoimperialismo criminale che si serve dell’Onu e delle guerre umanitarie per intervenire in altri paesi e per abbatterne i legittimi, seppur discutibili, governi.</p>
<p>“Naturale conseguenza”, per dirla pomposamente, alla Napolitano, di decisioni già prese, per riportare all’ordine e alla sudditanza ogni tentativo di politica autonoma che si discosti da quelle approvate e permesse dal consesso dei paesi forti (militarmente), ma messi molto male (dal punto di vista economico) dell’occidente.</p>
<p>Che Gheddafi fosse da decenni una spina nel fianco era noto, ma il modo in cui si è realizzata la campagna di Libia, (nella quale i rivoltosi di Benghasi valgono come il due di briscola), costituisce un esempio fulgido di come i vecchi e nuovi leader di un’imperialismo rapace e necessitato dalla crisi epocale, condurranno da ora in poi le loro incursioni oltreconfine, ovunque vi sia un paese che non abbassa la testa e che magari abbia tentato o tenti di emanciparsi dal loro giogo storico: il combinato disposto di menzogna, di ipocrisia, di false informazioni, di media completamente embedded, di uso spropositato della forza militare (20.000 le missioni Nato in 5 mesi di guerra), di coinvolgimento delle opposizioni e di pezzi importanti della società civile nei singoli paesi “democratici” sotto il manto maleodorante dell’intervento umanitario, di sospensione degli accordi internazionali in vigore, del sequestro dei capitali dei paesi aggrediti, della spartizione delle loro risorse (petrolio e gas nel caso specifico), danno un quadro mai visto del livello di criminalità raggiunto.</p>
<p>Un branco di lupi famelici che si contendono le membra del più avanzato paese d’Africa, il paese che aveva sostenuto un ambizioso – e come si è visto, pericoloso &#8211; progetto di indipendenza per il continente nero, dall’Unione Africana, ad una Banca Africana indipendente dall’FMI, ad una moneta unica svincolata dal dollaro e legata all’oro, al satellite africano per le telecomunicazioni, ecc. ecc.</p>
<p>Un paese, la Libia, tra i più grandi produttori del migliore petrolio che si trovi sul pianeta, di gas, capace di estrarre acqua dal centro del deserto per irrigare le coste del mediterraneo, con riserve di oro pari a oltre 140 tonnellate, superiore a tutto l’oro della Gran Bretagna, con uno dei più importanti fondi sovrani al mondo, di oltre 70 miliardi di dollari.</p>
<p>Un paese tra i pochi laici e moderni del mondo arabo e baluardo contro l’estremismo islamico (da sempre foraggiato e sostenuto, anzi inventato dagli USA e dalla Gran Bretagna), come dimostra la composizione delle forze ribelli jihadiste che volentieri si sottopongono al comando anglo-francese sul campo.  Altro che dittatore, altro che intervento per evitare i massacri a Benghasi. Solo negli ultimi giorni i morti e i feriti per la “liberazione” di Tripoli ammontano a migliaia; ma le ottime TV del mondo libero non ci hanno mostrato neanche un cadavere. Raramente un ferito. Tutto è tripudio, a Tripoli.  Sembrerebbe di trovarsi di fronte ad una grande festa paesana con tanto di fuochi di artificio.</p>
<p>La rivoluzione gioiosa dell’armata degli straccioni, nuova linea di abiti di fine estate con cui si sono travestiti, ci dicono oggi senza alcun ritegno, le forze speciali inglesi e francesi entrate a Tripoli.  La risoluzione Onu 1973, con cui si istituiva la no-fly zone, si è trasformata, senza alcuna apprezabile critica da parte di governi e opposizioni dei paesi occidentali bastioni del diritto e della libertà, in una campagna di attacco diretta, dall’aria, dal mare e da terra per abbattere il governo libico.  La Corte Penale Internazionale dell’Aja viene mobilitata, come d’uopo, a organizzare il lugubre teatrino del processo al dittatore per crimini contro l’umanità (se mai avrà luogo), e puntualmente viene emesso il mandato di cattura internazionale dell’apparato giuridico-poliziesco degli aggressori contro Gheddafi e figli.  Loro hanno tentato in ogni modo di beccarli con le bombe e i missili umanitari, ma fin’ora sono riusciti a far fuori solo un membro della famiglia e i suoi bambini. Nessun reato. Obiettivo legittimo.  Il livello di criminalità spicciola e ripugnante raggiunto dall’occidente e dai suoi leader di governo è impressionante. Per certi versi superiore a quello raggiunto in occasione delle due guerre del Golfo. Lì almeno, c’erano gli alibi dell’invasione di uno stato estero (il Kuwait), nella prima, e nella seconda la falsa produzione di armi di distruzione di massa (di cui sono pieni gli arsenali occidentali, antrace compresa, ve la ricordate?).</p>
<p>In questo caso, invece, non c’era proprio un bel niente: solo invenzioni neanche abilmente confezionate, poiché sono state denunciate e svelate fin da marzo, e che tuttavia hanno consentito la guerra, l’occupazione e la futura spartizione delle risorse libiche.  La grande armata della Nato e i suoi membri hanno raggiunto (ci dicono) il loro obiettivo. Ma non è neanche detto, perché il dopoguerra, riserverà, probabilmente, molte amare sorprese.  Una cosa è certa. Mai come oggi, essa e suoi paesi di punta appaiono per ciò che realmente sono diventati, dopo la caduta del muro: una super banda di gangster internazionali che si fanno beffe del diritto e delle norme da loro stessi emanate.  Con un ONU consenziente e connivente di cui appare sempre più enigmatica la necessità della sua esistenza in vita. Restano solo le borse, con i loro cani della finanza a ululare di gioia per i profitti imminenti da raccogliere sul cadavere di un paese. Se servisse una conferma.  Quando si arriva a questo punto, vuol solo dire che il presunto ordine mondiale si sta definitivamente sgretolando e che rimane in vigore solo la ragione del più forte. Resta solo da capire se questa sia vera forza o non piuttosto la conferma dell’estrema debolezza dell’occidente capitalistico e l’annuncio della sua fragorosa fine.</p>
<p><a href="http://www.emigrazione-notizie.org/news.asp?id=9158">www.emigrazione-notizie.org/news.asp?id=9158</a></p>
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		<title>Libia: Sangre sudor y lagrimas ?</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Aug 2011 22:28:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rptabr</dc:creator>
				<category><![CDATA["OJO" INJERENCIA]]></category>

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		<description><![CDATA[La suerte del régimen libio está echada. A estas horas la única cuestión pendiente es el destino de Muammar Gadafi: ¿se rendirá o luchará hasta el fin?, ¿será Allende o Noriega?, ¿vivo o muerto?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><a href="http://www.redportiamerica.com/site/wp-content/uploads/libia-victor_nieto_libia1.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4423" title="libia victor_nieto_libia" src="http://www.redportiamerica.com/site/wp-content/uploads/libia-victor_nieto_libia1-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a></p>
<p style="text-align: left;">Atilio Borón</p>
<p style="text-align: left;">La  suerte del régimen libio está echada. A estas horas la única cuestión  pendiente es el destino de Muammar Gadafi: ¿se rendirá o luchará hasta  el fin?, ¿será Allende o Noriega?, ¿vivo o muerto? y, si vivo, ¿qué le  espera? El exilio es altamente improbable: no tiene quien lo reciba y,  además, su inmensa fortuna, depositada en bancos de Estados Unidos,  Inglaterra, Francia e Italia está bloqueada. Lo más probable será que  siga la suerte de Slobodan  Milosevic y termine enfrentando las acusaciones del Tribunal Penal  Internacional, que lo acusará por genocida al haber ordenado a sus  tropas que disparen contra de su pueblo. Haciendo gala de una obscena  doble moral, el TPI va a acoger una petición de un país, Estados  Unidos, que no sólo no ha firmado el tratado y que no le reconoce  jurisdicción sobre sus nacionales sino que lanzó una pertinaz campaña en  contra del mismo obligando más de un centenar de países de la periferia  capitalista a renunciar a su derecho a denunciar ante el TPI a  ciudadanos norteamericanos responsables de violaciones semejantes &#8211; o  peores &#8211; que las perpetradas por Gadafi. Una infamia más de un supuesto  &#8220;orden mundial&#8221; que se está cayendo en pedazos gracias a los continuos  atropellos de las grandes potencias. Y una lección para todos aquellos  que confían – como en su momento lo hizo la Argentina de los noventas- en  que consintiendo las &#8220;relaciones carnales&#8221; con el imperialismo se  gozaría para siempre de su protección. Craso error, como se comprobó en  el derrumbe de la Convertibilidad y como hoy lo experimenta en carne  propia Gadafi, atónito ante la ingratitud de aquellos de quienes se  había convertido en obediente peón.</p>
<p style="text-align: left;">Siendo  esto así, ¿por qué Obama, Cameron, Sarkozy y Berlusconi le soltaron la  mano? En primer lugar, por oportunismo. Esos gobiernos, que se habían  alineado incondicionalmente con Mubarak en Egipto durante décadas,  cometieron el error de subestimar el fervor insurreccional que conmovía a  Egipto. Cuando cambiaron de bando, dejando en la estacada a su gendarme  regional, su desprestigio ante la revolución democrática se hizo  ostensible e irreparable. En Libia tuvieron la ocasión de reparar ese  mal paso, facilitado por la brutal represión que Gadafi descargó en las  primeras semanas de la revuelta. Esto ofreció el pretexto que estaban  buscando para desencadenar la no menos brutal intervención militar de la  OTAN  -con su funesta secuela de víctimas civiles  producto de los &#8220;daños colaterales&#8221; de sus “bombas inteligentes”- y,  por otro lado, dando pie al inicio de las actuaciones del TPI a cuyo  fiscal general ni por asomo se le ocurriría citar al comandante de la  OTAN para rendir cuentas ante crímenes tanto o más monstruosos que los  perpetrados por el régimen libio.</p>
<p style="text-align: left;">En  una entrevista reciente Samir Amin manifestó que toda la operación  montada en contra de Gadafi no tiene que ver con el petróleo porque  las potencias imperialista ya lo tienen en sus manos. Su objetivo es  otro, y esta es la segunda razón de la invasión: &#8220;establecer el Africom  (el Comando Militar de Estados Unidos para África) actualmente con sede  en Stuttgart, Alemania, dado que los países africanos, no importa  lo que se piense de ellos, se negaron a aceptar su radicación en  África.&#8221; Lo que requiere el imperialismo es establecer una cabeza de  playa para lanzar sus operaciones militares en África. Hacerlo desde  Alemania aparte de poco práctico es altamente irritativo, por no decir  ridículo. Ahora tratarán de que el régimen lacayo que se instale en  Trípoli acepte la amable “invitación” que seguramente le cursará la  OTAN. De todos modos, el operativo no será para nada sencillo, entre  otras cosas porque el Consejo Nacional de la Transición (CNT) es un  precipitado altamente inestable y heterogéneo de fuerzas sociales y  políticas  débilmente unidos por la argamasa que sólo le proporciona su  visceral rechazo a Gadafi, pese a que no son pocos quienes hasta hacía  pocos meses se contaban entre sus más obsecuentes y serviles  colaboradores. Hay fundadas sospechas para creer que el asesinato aún no  aclarado del ex jefe militar de  los rebeldes, Mohammed Fatah Younis, ex ministro del Interior de  Khadafy y ex comandante de las fuerzas especiales libias, fue causado  por un sector de los rebeldes en represalia por su actuación en el  aplastamiento de una revuelta islamista en la década de los noventas.  Otro ejemplo, no menos esclarecedor que el anterior, lo ofrece el  mismísimo presidente del  CNT.</p>
<p style="text-align: left;">Según Amin, Mustafá Abdel Jalil es “un  curioso demócrata: fue el juezque condenó a las enfermeras búlgaras a  la muerte antes de ser promovido a Ministro de Justicia por Gaddafi,&#8221;  cargo en el que se desempeñó desde 2007 hasta 2011. El CNT,  en suma, es  un bloque reaccionario y oportunista, integrado por islamistas  radicales, socialistas &#8221; (estilo Zapatero o Tony Blair&#8221;), nacionalistas  (sin nación, porque Libia no lo es) y, como señala el analista  internacional Juan G. Tokatlian, &#8220;bandidos, empresarios, guerrilleros y  ex militares&#8221; para ni hablar del faccionalismo tribal y étnico que ha  marcado desde siempre la historia de ese territorio sin nación que es  Libia. Por eso no existen demasiadas razones para suponer que el CNT  inaugurará un período democrático. Sus miembros no tienen mejores  credenciales que Gadaffi y pesa sobre ellos la irredimible infamia de  haber invitado a las potencias imperialistas a bombardear sus ciudades y  aldeas para viabilizar su derrocamiento. Por eso, lo más probable es  que una vez derrotado el régimen las sangrientas luchas intestinas y la  ingobernabilidad resultante tornen inevitable para las potencias  imperialistas entrar en otro pantano, como Irak y Afganistán, para  establecer un mínimo de orden que permita organizar su rapiña.  Desgraciadamente, lo que le espera a Libia no es la democracia sino un  turbulento protectorado europeo-norteamericano y, como dijera Winston  Churchill de su país en tiempos de la Segunda Guerra Mundial, sangre,  sudor y lágrimas.</p>
<p><a href="http://www.atilioboron.com/" target="_blank">http://www.atilioboron.com/</a></p>
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		<title>(VIDEO) El caso de Julián Conrado</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Aug 2011 19:11:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rptabr</dc:creator>
				<category><![CDATA["OJO" INJERENCIA]]></category>
		<category><![CDATA[Colombia]]></category>
		<category><![CDATA[Denunciamos!]]></category>
		<category><![CDATA[Derechos humanos]]></category>
		<category><![CDATA[Destaque]]></category>
		<category><![CDATA[Venezuela]]></category>

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		<description><![CDATA[FUNDALATIN y la Coordinadora Que no calle El Cantor, se han unido para asumir la defensa de los derechos humanos y la búsqueda de la liberación de Julián. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Aporrea, 21 ago 2011</p>
<p><strong>Por la liberación de Julián Conrado</strong></p>
<p>La historia de  los pueblos en  América Latina ha estado ligada a la lucha en contra de la injusticia.  Las condiciones objetivas de nuestros pueblos nos confrontan con una  situación de extrema pobreza y gran desigualdad de clases en todos  nuestros países, donde una burguesía nacional aliada a los intereses de  las fuerzas imperialistas han impuesto a trocha y mocha su voluntad;  cada país con sus respectivas particularidades.</p>
<p style="text-align: center;"><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="350" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/g1AsYa3doas" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="350" src="http://www.youtube.com/v/g1AsYa3doas"></embed></object></p>
<p>Los modelos  de cambio  han sido variados, desde la toma del poder por  una vanguardia aguerrida y  combativa, con gran respaldo popular, como  ocurrió en Cuba hasta un  proceso electoral cuyos resultados finalmente  no fueron respetados como  sucedió en Chile con el golpe de estado  perpetrado en contra del  presidente Salvador Allende.</p>
<p>El proceso venezolano ha apostado al  cambio revolucionario pacífico,  respetando la institucionalidad y  orientando las acciones del gobierno  hacia una transición al Socialismo.  El camino para llegar al socialismo  ha sido duro y en muchas ocasiones,  dadas las condiciones internas y  la situación internacional que nos ha  tocado vivir, lleno de grandes y  complejas contradicciones.</p>
<p>Dentro  de estas contradicciones, están las extrañas circunstancias  en  que fue  detenido el cantautor colombiano Julián Conrado, quien lleva  más de 66  días privado de su libertad. Su detención se llevó a cabo el  31 de mayo  en una casa del llano barinés, junto a su esposa,  quien fue  maltratada y  abandonada a su suerte  en una quebrada de  una zona  rural del estado  Barinas.</p>
<p>Se presume que junto a las fuerzas de  inteligencia venezolana,  también actuó inteligencia colombiana, por el  modo de hablar y la saña  con que Conrado, dice haber sido tratado.   Conrado es vendado y llevado  en una camioneta sin placas hasta Guanare y  de allí a La Carlota.</p>
<p style="text-align: center;"><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="350" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/mh3bLDzvjE0" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="350" src="http://www.youtube.com/v/mh3bLDzvjE0"></embed></object></p>
<p>Los  métodos de un gobierno revolucionario deben  necesariamente diferenciarse  de los métodos del pasado, tiene que haber  una diferencia. Julián  Conrado  es más que un cantante, un  poeta, que simboliza la  larga y  extenuante lucha en contra de una enquistada oligarquía  que se  devora a  campesinos, dirigentes, activistas, trabajadores, jóvenes y  niños  que  llevan en su frente la dignidad  del pueblo colombiano.  Julián lleva en  su ser el sufrimiento de su pueblo, por el cual ha  entregado parte de su  vida a través del canto irreverente y  protestatario que alude al poder  que ha desaparecido a varias  generaciones de colombianos.</p>
<p>El  cantautor vino a Venezuela a sembrar y a buscar bases de paz y ayuda   médica. Hasta el momento, no ha sido presentada ante la justicia una   orden de extradición  y a través de un libro de Simón Bolívar que se le   hizo llegar, Julián  ha hecho oficial  una solicitud de asilo, desde su   sitio de reclusión en la DIM de Boleíta.</p>
<p>FUNDALATIN y la  Coordinadora Que no calle El Cantor, se han unido para  asumir la defensa  de los derechos humanos y la búsqueda  de la  liberación de Julián. Sus  amigos  se reunieron en la plaza Bolívar de Caracas a cantarle su   cumpleaños número 57, frente al padre de la patria, tal como el lo había   requerido. La Chiche Manaure, Tamanaco de la Torre y la hermana  Eugenia  Russián, nos ofrecieron sus declaraciones acerca de este caso.</p>
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		<title>Venezuela denunció a EEUU por practicar terrorismo de Estado</title>
		<link>http://www.redportiamerica.com/site/index.php/venezuela-denuncio-a-eeuu-por-practicar-terrorismo-de-estado/</link>
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		<pubDate>Tue, 28 Jun 2011 11:13:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rptabr</dc:creator>
				<category><![CDATA["OJO" INJERENCIA]]></category>
		<category><![CDATA[Destaque]]></category>
		<category><![CDATA[Venezuela]]></category>

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		<description><![CDATA[El representante de Venezuela ante la Organización de Naciones Unidas (ONU), Jorge Valero, denunció a Estados Unidos (EE.UU.) ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img alt="" src="http://www.aporrea.org/imagenes/gente/jorgevaleropgonu.jpg" class="alignnone" width="320" height="228" /></p>
<p>TeleSUR</p>
<p>26 jun. 2011 &#8211; El representante de Venezuela ante la Organización de Naciones Unidas (ONU), Jorge Valero, denunció a Estados Unidos (EE.UU.) por practicar acciones que “sacrifican tanto los derechos civiles y políticos, como los derechos económicos, sociales y culturales de los pueblos”, durante su intervención en la Conferencia Internacional de Lucha contra el Terrorismo que culminó en Teherán este domingo.</p>
<p>“Esta forma de terrorismo que implementan potencias imperiales trasgrede la soberanía de los pueblos, las normas y usos que regulan los conflictos armados y protegen a la población civil y a los prisioneros de guerra, y desestima la solución pacífica de los conflictos tal como lo establece la carta de las Naciones Unidas”, remarcó Valero.</p>
<p>Reiteró la solicitud venezolana de extradición del terrorista confeso Posada Carriles, acusado de ser el autor intelectual de un atentado contra un avión cubano que causó la muerte de 73 personas en 1976.</p>
<p>Posada goza de libertad en Miami, Estados Unidos (EE.UU.), pese a que Venezuela ha extendido en reiteradas ocasiones su petición para que se haga justicia.</p>
<p>“Señor Presidente, las Naciones Unidas deben fomentar la cooperación entre Estados para garantizar un castigo oportuno y eficaz a los responsables de acciones terroristas, sean personas, grupos o Estados”, demandó.</p>
<p>Las declaraciones de Valero fueron formuladas durante la jornada final de la Conferencia Internacional de Lucha contra el Terrorismo que se celebró en Teherán.</p>
<p>En la reunión, Irán, Afganistán y Pakistán anunciaron que cooperarán en la lucha contra el terrorismo que ha causado la muerte de miles de personas.</p>
<p>Las tres naciones &#8220;se comprometen a hacer esfuerzos para eliminar el extremismo, el militarismo, el terrorismo y rechazar las intervenciones extranjeras&#8221; en la región, expresaron el presidente de Irán, Mahmoud Ahmadinejad, el mandatario paquistaní Asef Ali Zardari y el afgano Hamid Karzai en una declaración conjunta al término de la primera sesión de la cumbre en Teherán.</p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>EE UU destina millones para infiltrarse entre los menores de edad</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Jun 2011 04:36:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rptabr</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Cuba]]></category>

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Prensa Web RNV
20 Junio  2011, 08:39 AM
El gobierno de Estados Unidos, a través de la  Agencia para el Desarrollo Internacional, USAID, invertirá más de 15  millones de dólares en programas de subversión en Cuba, entre los que  destaca infiltrarse en menores de edad de 12 a 18 años para que  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.redportiamerica.com/site/wp-content/uploads/usaid.jpg"><img src="http://www.redportiamerica.com/site/wp-content/uploads/usaid-150x150.jpg" alt="" title="usaid" width="150" height="150" class="alignleft size-thumbnail wp-image-4004" /></a></p>
<div><a href="http://www.rnv.gob.ve/noticias/index.php?s=78ddec28b7f5aa760cb91cbeb6e94ae4&amp;act=SF&amp;f=29"><br />
</a></div>
<p><a name="top"></a></p>
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<div>Prensa Web RNV</div>
<p>20 Junio  2011, 08:39 AM</p>
<p>El gobierno de Estados Unidos, a través de la  Agencia para el Desarrollo Internacional, USAID, invertirá más de 15  millones de dólares en programas de subversión en Cuba, entre los que  destaca infiltrarse en menores de edad de 12 a 18 años para que  promuevan la libertad de expresión en la Isla.</p>
<p>Según un artículo  publicado este lunes en el diario Granma, luego de diez semanas de  negociaciones con el senador John Kerry, la USAID comenzará nuevos  proyectos de injerencia en la Mayor de las Antillas en materia de  comunicaciones.</p>
<p>Los nuevos planes para los cuales se solicitan  propuestas a contratistas son fundamentalmente destinados a una  pretendida expansión del uso de los medios de comunicación social en  Cuba, el aumento del acceso a la información que al Departamento de  Estado le conviene difundir y distribución de laptops en la Isla.</p>
<p>Uno  de los programas, con 6 millones de presupuesto, debe lograr que  jóvenes en Cuba, menores de edad, experimenten la libertad de expresión  en los espacios sociales organizados fuera de la autoridad estatal para  desarrollar habilidades de liderazgo necesarias y convertirse en guías  de su comunidad.</p>
<p>Las actividades del proyecto, precisa la  propuesta, deben fomentar la participación de las poblaciones marginadas  y vulnerables, en particular los negros y mulatos, y los jóvenes  rurales del centro de la ciudad, con discapacidad, los huérfanos y  jóvenes en situación de riesgo.</p>
<p>Otros fondos que destinará  Estados Unidos estarán orientados a grupos de vecinos y religiosos,  cooperativas, clubes deportivos, y otras organizaciones de la sociedad  civil que consentirían en convertirse en socios de la Sección de  Intereses norteamericana en Cuba e informarles de su actividad.</p>
<p>A  su vez, indicó el artículo, se utilizarán otros seis millones de  dólares para ampliar el uso de Internet en esta nación caribeña hacia  usos ilícitos y aumentar el acceso a la información, en particular de  medios injerencistas como Radio y TV Marti, así como su casa matriz, la  Voz de America.</p>
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		<title>Iniciativa Mérida: EEUU construye en México una Academia de Policía en medio de una reserva</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Jun 2011 04:12:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rptabr</dc:creator>
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Diario de Coahuila - Estados Unidos, a  través de la Iniciativa Mérida,  construye en Puebla la Academia  Nacional de Formación y Desarrollo  Policial. La obra empezó el 9 de  mayo en una reserva ecológica de 22  hectáreas que otorgó el gobierno  que encabeza Rafael Moreno Valle y se [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.redportiamerica.com/site/wp-content/uploads/imperialismo-EUA2.jpg"><img src="http://www.redportiamerica.com/site/wp-content/uploads/imperialismo-EUA2.jpg" alt="" title="imperialismo-EUA" class="alignleft size-full wp-image-3998" /></a></p>
<p><strong>Diario de Coahuila -</strong> <strong>Estados Unidos, a  través de la Iniciativa Mérida,  construye en Puebla la Academia  Nacional de Formación y Desarrollo  Policial. La obra empezó el 9 de  mayo en una reserva ecológica de 22  hectáreas que otorgó el gobierno  que encabeza Rafael Moreno Valle y se  pretende concluirla en un año.</strong></p>
<p>Costará 22 millones de dólares, de los que el  Departamento de Estado  norteamericano, a través de los fondos de  Iniciativa Mérida, aportará 4  millones de dólares para mobiliario  especializado y apoyo académico  para un poco más de 400 estudiantes.</p>
<p>La academia nacional de policía estará en el municipio  de Amozoc, al  oriente de la capital poblana. Tendrá 12 aulas,  biblioteca, auditorio,  dos salas de conferencias, dormitorios para 430  personas, dos  comedores, una cocina, helipuerto, cuatro torres de  vigilancia,  simulador de situaciones, polígono de tiro, laboratorios  periciales,  casa de humo, casa de fuego, salas de juicios orales, entre  otros.</p>
<p>El inicio de la construcción fue anunciado por el  gobernador de  Puebla, Rafael Moreno Valle, y el director general de la  Iniciativa  Mérida del Departamento de Estado, Keith W. Mines, quien  precisó que en  el proyecto están involucrados el FBI, el Servicio  Secreto, la ATF y  el NCSI, entre otras agencias estadounidenses.</p>
<p>No debe soslayarse la necesidad de profesionalizar a  nuestra policía  ni menospreciar la cooperación bilateral, pero esta  iniciativa no  puede dejar de analizarse desde los crecientes niveles de  injerencia  permitidos a EU por las autoridades mexicanas.</p>
<p>La Iniciativa Mérida es un programa subsidiado por  Washington para  apoyar a la llamada guerra contra el narcotráfico y la  delincuencia  organizada que, impulsada por el gobierno de Felipe  Calderón, ha tenido  un alto costo en vidas. Pero más a fondo es la  piedra de toque de la  incorporación de México a la estrategia de  seguridad nacional de EU y  de la integración militar en curso, impulsada  por Barack Obama y  respaldada por el gobierno panista.</p>
<p>De manera que un paso más en ese sentido, bien podría  ser este  proyecto de la academia nacional de policía que, de acuerdo con   organizaciones de la sociedad civil como Mextequi, disfraza la   instalación, en el corazón del país, de una base militar estadounidense.</p>
<p>Acaso tal apreciación sea exagerada, pero lo que es un  hecho  inocultable es la cada vez mayor injerencia en territorio nacional  de  agencias estadounidenses, antesala de la históricamente anhelada por   Washington, presencia militar que les garantice la disponibilidad de   recursos como agua y petróleo, entre otros.</p>
<p>Habrá que esperar la inauguración de la academia de  marras para  apreciar, bien a bien, si estamos, como se afirma, ante una  escuela  nacional de policía o una base militar de Estados Unidos. Y en  esto más  vale exagerar que lamentar.</p>
<p>http://contrainjerencia.com</p>
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		<title>Venezuela repudia sanciones impuestas por EE.UU. a estatal petrolera</title>
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		<pubDate>Wed, 25 May 2011 05:46:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rptabr</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Destaque]]></category>

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		<description><![CDATA[

















  
Rueda de prensa del Gobierno de Venezuela contra sanciones anunciadas por EE.UU.

  
Canciller venezolano se pronuncia ante sanciones económicas de EE.UU a PDVSA.

  
Presidente Hugo Chávez rechazó arremetida del Gobierno de EE.UU. contra Venezuela.

  
Ministro de Energía y Petróleo, Rafael Ramírez, anunció que el Gobierno  venezolano tomará medidas por [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
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<li> <a href="http://www.telesurtv.net/secciones/noticias/93270-NN/venezuela-repudia-sanciones-impuestas-por-eeuu-a-estatal-petrolera/#%C2%A0"> <img src="http://www.telesurtv.net/multimedia/imagenes/RED_GRANDE_HOME1_400x267_5822287.jpg" alt="" width="429" height="290" />
<div>Rueda de prensa del Gobierno de Venezuela contra sanciones anunciadas por EE.UU.</div>
<p></a></li>
<li> <a href="http://www.telesurtv.net/secciones/noticias/93270-NN/venezuela-repudia-sanciones-impuestas-por-eeuu-a-estatal-petrolera/#%C2%A0"> <img src="http://www.telesurtv.net/multimedia/imagenes/RED_GRANDE_HOME1_400x267_58225478.jpg" alt="" width="429" height="290" />
<div>Canciller venezolano se pronuncia ante sanciones económicas de EE.UU a PDVSA.</div>
<p></a></li>
<li> <a href="http://www.telesurtv.net/secciones/noticias/93270-NN/venezuela-repudia-sanciones-impuestas-por-eeuu-a-estatal-petrolera/#%C2%A0"> <img src="http://www.telesurtv.net/multimedia/imagenes/RED_GRANDE_HOME1_400x267_5822466.jpg" alt="" width="429" height="290" />
<div>Presidente Hugo Chávez rechazó arremetida del Gobierno de EE.UU. contra Venezuela.</div>
<p></a></li>
<li> <a href="http://www.telesurtv.net/secciones/noticias/93270-NN/venezuela-repudia-sanciones-impuestas-por-eeuu-a-estatal-petrolera/#%C2%A0"> <img src="http://www.telesurtv.net/multimedia/imagenes/RED_GRANDE_HOME1_400x267_582231076.jpg" alt="" width="429" height="290" />
<div>Ministro de Energía y Petróleo, Rafael Ramírez, anunció que el Gobierno  venezolano tomará medidas por agresiones de Washington. (Fptp: teleSUR)</div>
<p></a></li>
<li> <a href="http://www.telesurtv.net/secciones/noticias/93270-NN/venezuela-repudia-sanciones-impuestas-por-eeuu-a-estatal-petrolera/#%C2%A0">
<div>Ministros ofrecen rueda de Prensa del Gobierno venezolano sobre sanciones de EE.UU. por vínculos con Irán</div>
<p></a></li>
<li> <a href="http://www.telesurtv.net/secciones/noticias/93270-NN/venezuela-repudia-sanciones-impuestas-por-eeuu-a-estatal-petrolera/#%C2%A0">
<div>Rueda de Prensa del Gobierno venezolano sobre sanciones de EE.UU. por vínculos con Irán</div>
<p></a></li>
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<div><a title="Disminuir tamaño de la letra"><br />
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<div id="content2">
<p>El Gobierno de Venezuela manifestó este  martes su repudio de manera categórica al anuncio del Departamento de  Estado estadounidense de imponer sanciones contra la estatal Petróleos  de Venezuela Sociedad Anónima (Pdvsa) por mantener relaciones  comerciales con Irán. La decisión fue catalogada como violatoria de los  principios y pactos económicos y sociales de las Naciones Unidas.</p>
<p>A través de un <a href="http://www.telesurtv.net/secciones/noticias/93272-NN/comunicado-del-gobierno-venezuela-ante-sanciones-de-eeuu-a-pdvsa/"><strong>comunicado </strong></a>emitido  por el Ministerio de Relaciones Exteriores y leído por el mismo  canciller venezolano, Nicolás Maduro, en una rueda de prensa ofrecida en  Caracas (capital), el Gobierno de Venezuela rechazó las sanciones  estadounidenses y recalcó que se seguirán “evaluando opciones” para  fijar posición en torno al caso.</p>
<p>En este sentido, Maduro señaló que las sanciones “unilaterales e  ilegales en contra de Pdvsa”, son una muestra más de la política hostil  “contra la industria petrolera fuerte, independiente y soberana” de  Venezuela.</p>
<p>Del mismo modo, agregó que la acción del Gobierno de Estados Unidos  (EE.UU) de imponer los castigos, viola los principios y los pactos de  derechos económicos y sociales de la Organización de las Naciones Unidas  (ONU).</p>
<p>Maduro subrayó que “aún se están haciendo evaluaciones” para determinar  hasta dónde estas acciones perjudican la producción y exportación del  crudo venezolano, que a la fecha están calculados en 1,2 millones de  barriles diarios a EE.UU.</p>
<p>“Venezuela se reserva la respuesta más adecuada a esta agresión imperialista”, aseveró.</p>
<p>Por su parte, el ministro venezolano de Energía y Petróleo, y actual  presidente de Pdvsa, Rafael Ramírez, que también participó en la rueda  de prensa, insistió en que “en los próximos días se irán adelantando más  respuestas a esta acción que se ha planteado en detrimento de todos los  intereses nacionales”.</p>
<p>El titular comentó que “esta acción estadounidense tenía que ser  introducida en el justo contexto” y explicó que tiene que ver no sólo  con Venezuela, sino contra política de soberanía petrolera y el  fortalecimiento de la Organización de Países Exportadores de Petróleo  (OPEP).</p>
<p>“En defensa del justo valor del petróleo nacional, lo hemos venido  diciendo, la economía norteamericana (de EE.UU.) ha entrado en una  actuación violenta contra los países de la OPEP (&#8230;) pretenden  debilitarla,fracturarla y dividirla”, expresó.</p>
<p>Ante la agresión, los dos representantes mantuvieron que la posición de  Venezuela es la defensa de la política comercial soberana e  independiente, a la vez que también hicieron un llamado para que tanto  el pueblo como los actores gubernamentales se movilicen “en defensa de  la nación, de la soberanía y de la industria petrolera”.</p>
<p><strong>EE.UU. por el camino equivocado<br />
</strong></p>
<p>“Este Gobierno de Estados Unidos ha tomado un camino equivocado, siguen  pretendiendo someter al mundo a su estructura de dominación, a su  hegemonía, desde las élites de poder, desde ese complejo industrial  militar, a través de sus medidas, acciones políticas y leyes; creen que  el mundo funciona acorde a sus intereses”, afirmó el jefe de la  diplomacia norteamericana.</p>
<p>El Canciller agregó que quieren decidir sobre “el pueblo venezolano e  iraní, la cooperación con Irán, con su patrimonio cultural e histórico,  su extraordinario patrimonio espiritual, esta ha sido una relación  ejemplar, de paz, de hermanos (&#8230;) si alguien quiere ver los resultados  que vaya a los campos venezolanos y vea los tractores produciendo  alimentos para los venezolanos, o las empresas automotrices fabricando  carros de gran calidad que están en manos de la clase media, popular y  de los trabajadores”.</p>
<p>Respecto al futuro de las relaciones con Irán, señaló que “tenemos una  relación de paz, hermandad, y construcción del nuevo mundo que se va a  profundizar ahora más que nunca, para demostrar dignidad y que se acabó  el tiempo de los imperios, somos amigos de nuestros amigos y nosotros  determinamos quiénes son”.</p>
<p><strong>Gobierno venezolano no se sometará a EE.UU.</strong></p>
<p>El presidente de Venezuela, Hugo Chávez, respondió al Gobierno de  Estados Unidos (EE.UU.), a través de su cuenta en la red social Twitter  @chavezcandanga: &#8220;¿sanciones contra la Patria de Bolívar, impuestas por  el Gobierno imperialista gringo?, pues bienvenida Mr. Obama! No olvide  que somos los hijos de Bolívar&#8221;.</p>
<p>Asimismo, la Asamblea Nacional (AN, Parlamento) emitirá un comunicado  oficial en rechazo a las sanciones anunciadas por el Gobierno  norteamericano.</p>
<p>El canciller de Venezuela, Nicolás Maduro, comentó este martes en rueda  de prensa que el Parlamento venezolano &#8220;dio su respaldo a la política  soberana del país, a la política exterior&#8221;.</p>
<p>La AN “dio su rechazo a estas sanciones que pretende el imperialismo estadounidense contra nuestra patria”, agregó Maduro.</p>
<p>La Casa Blanca anunció este martes que se impondrán sanciones a siete  entidades extranjeras, sustentadas bajo la Ley de Sanciones a Irán de  1996. EE.UU. anunció que impedirán acceder a contratos con ese Gobierno y  a financiamientos para importar y exportar.</p>
<p>Las sanciones se aplicarán a Petróleos de Venezuela, así como a PCCI  (Jersey/Irán), el Real Oyster Group (Emiratos Árabes Unidos), Speedy  Ship (Emiratos Árabes Unidos/Irán), Tanker Pacific (Singapur), Ofer  Brothers Group (Israel) y Associated Shipbroking (Mónaco).</p>
<p>Esta arremetida del Gobierno que dirige Barack Obama fue calificada por  Caracas como una acción directa contra del Estado venezolano.</p>
</div>
<div>teleSUR/ lp- ag- MM</div>
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		</item>
		<item>
		<title>A segunda morte de Osama bin Laden</title>
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		<pubDate>Wed, 04 May 2011 03:36:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rptabr</dc:creator>
				<category><![CDATA["OJO" INJERENCIA]]></category>
		<category><![CDATA[Asesinatos]]></category>
		<category><![CDATA[BIN LADEN]]></category>
		<category><![CDATA[EEUU]]></category>

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		<description><![CDATA[ Paul Craig Roberts 



(pedroayres.blogspot)


Se hoje fosse 1º  de Abril e não 2 de Maio, podíamos ignorar como uma brincadeira a  manchete desta manhã de que Osama bin Laden foi morto num combate armado  no Paquistão e rapidamente lançado ao mar. No actual estado de coisas,  devemos considerar isto como prova [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Tw Cen MT Condensed; font-size: small;"><strong> Paul Craig Roberts </strong></span></p>
<p><a href="http://www.redportiamerica.com/site/wp-content/uploads/finladen-pedroayresblogspot.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-3751" title="finladen pedroayresblogspot" src="http://www.redportiamerica.com/site/wp-content/uploads/finladen-pedroayresblogspot-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a></p>
<p><span style="font-family: Tw Cen MT Condensed; font-size: small;"><strong><br />
</strong></span></p>
<p><span style="font-family: Tw Cen MT Condensed; font-size: small;"><strong>(pedroayres.blogspot)<br />
</strong></span></p>
<p><span style="font-family: Tw Cen MT Condensed; font-size: small;"><strong><br />
Se hoje fosse 1º  de Abril e não 2 de Maio, podíamos ignorar como uma brincadeira a  manchete desta manhã de que Osama bin Laden foi morto num combate armado  no Paquistão e rapidamente lançado ao mar. No actual estado de coisas,  devemos considerar isto como prova adicional de que o governo  estado-unidense tem uma fé ilimitada na credulidade dos americanos.<br />
Pense nisso. Quais são as probabilidades de uma pessoa que  alegadamente sofre dos rins e precisa de diálise, e que além disso é  afligido por diabete e baixa tensão arterial, sobreviva em esconderijos  na montanha durante uma década? Se bin Laden fosse capaz de adquirir o  equipamento de diálise e os cuidados médicos que as suas condições  requeriam, será que o despacho do equipamento de diálise não apontaria a  sua localização? Por que foram precisos dez anos para encontrá-lo?<br />
Considere também as afirmações, repetidas pelos media  triunfalistas dos EUA a celebrarem a morte de bin Laden, que &#8220;bin Laden  utilizou seus milhões para financiar campos terroristas no Sudão, nas  Filipinas e no Afeganistão, enviando &#8216;guerreiros sagrados&#8217; para fomentar  a revolução e combater com forças fundamentalistas muçulmanas no Norte  da África, Chechénia, Tajiquistão e Bósnia&#8221;. Isso é um bocado de  actividade para ser financiado por uns meros milhões (talvez os EUA  devessem tê-los colocado na conta do Pentágono), mas a questão principal  é: como é que bin Laden foi capaz de movimentar o seu dinheiro de um  lado para o outro? Que sistema bancário o ajudou? O governo  estado-unidense tem êxito em apresar os activos de povos de países  inteiros, sendo a Líbia o mais recente. Por que não os de bin Laden?  Estaria ele a carregar consigo US$100 milhões em moedas de ouro e a  enviar emissários para distribuir os pagamentos das suas operações  dispersas por lugares remotos?<br />
A manchete desta manhã tem o  odor de um evento encenado. O fedor emana dos noticiários triunfalistas  carregados de exageros, dos celebrantes que ondeiam bandeiras e cantam  &#8220;USA, USA&#8221;. Poderia algo diferente estar em curso?<br />
Não há  dúvida de que o presidente Obama precisa desesperadamente de uma  vitória. Ele cometeu o erro do idiota ou o recomeço da guerra no  Afeganistão e agora, após uma década, os EUA enfrentam o impasse, se não  a derrota. As guerras dos regimes Bush/Obama levaram os EUA à  bancarrota, deixando no seu rastro enormes défices e um dólar em  declínio. E o momento da re-eleição está a aproximar-se.<br />
As  várias mentiras e enganos, tais como &#8220;armas de destruição maciça&#8221;, das  últimas administrações têm consequências terríveis para os EUA e o  mundo. Mas nem todos os enganos são o mesmo. Recordem, toda a razão para  invadir o Afeganistão era em primeiro lugar para apanhar bin Laden.  Agora que o presidente Obama declarou que bin Laden levou um tiro na  cabeça, dado pelas forças especiais dos EUA a operarem num país  independente e que estas o lançaram ao mar, não há razão para continuar a  guerra.<br />
Talvez o declínio precipitado do US dólar nos  mercados de câmbio estrangeiros tenha forçado algumas reduções reais no  orçamento, as quais só podem vir da travagem de guerra ilimitadas. Até o  declínio do dólar ter atingido o ponto de ruptura, Osama bin Laden, o  qual muitos peritos acreditam ter sido morto há anos, era um bicho-papão  útil para alimentar os lucros do complexo militar e de segurança dos  EUA.<br />
***********<br />
Ver também:<br />
# Onde estava Bin Laden no dia 11 de setembro de 2001 </strong></span><a title="http://resistir.info/11set/bin_laden_2010.html" href="http://resistir.info/11set/bin_laden_2010.html"><span style="font-family: Tw Cen MT Condensed; font-size: small;"><strong>http://resistir.info/11set/bin_laden_2010.html</strong></span></a><br />
<span style="font-family: Tw Cen MT Condensed; font-size: small;"><strong># As ligações dos Bush com os Bin Laden </strong></span><a title="http://resistir.info/varios/carlyle.html" href="http://resistir.info/varios/carlyle.html"><span style="font-family: Tw Cen MT Condensed; font-size: small;"><strong>http://resistir.info/varios/carlyle.html</strong></span></a><br />
<span style="font-family: Tw Cen MT Condensed; font-size: small;"><strong># A história dos clãs Saud e Bush </strong></span><a title="http://www.resistir.info/eua/saud_bush.html" href="http://www.resistir.info/eua/saud_bush.html"><span style="font-family: Tw Cen MT Condensed; font-size: small;"><strong>http://www.resistir.info/eua/saud_bush.html</strong></span></a><br />
<span style="font-family: Tw Cen MT Condensed; font-size: small;"><strong># A corrida louca pela hegemonia americana põe em perigo a vida na Terra </strong></span><a title="http://resistir.info/eua/roberts_26fev10_p.html" href="http://resistir.info/eua/roberts_26fev10_p.html"><span style="font-family: Tw Cen MT Condensed; font-size: small;"><strong>http://resistir.info/eua/roberts_26fev10_p.html</strong></span></a><br />
<span style="font-family: Tw Cen MT Condensed; font-size: small;"><strong># Oposição líbia inclui terroristas islâmicos </strong></span><a title="http://resistir.info/chossudovsky/libia_03abr11.html" href="http://resistir.info/chossudovsky/libia_03abr11.html"><span style="font-family: Tw Cen MT Condensed; font-size: small;"><strong>http://resistir.info/chossudovsky/libia_03abr11.html</strong></span></a><br />
<span style="font-family: Tw Cen MT Condensed; font-size: small;"><strong># Os diabos do diabo </strong></span><a title="http://resistir.info/galeano/bem_e_mal.html" href="http://resistir.info/galeano/bem_e_mal.html"><span style="font-family: Tw Cen MT Condensed; font-size: small;"><strong>http://resistir.info/galeano/bem_e_mal.html</strong></span></a><br />
<span style="font-family: Tw Cen MT Condensed; font-size: small;"><strong># Nasce um pária internacional </strong></span><a title="http://resistir.info/eua/nasce_um_paria.html" href="http://resistir.info/eua/nasce_um_paria.html"><span style="font-family: Tw Cen MT Condensed; font-size: small;"><strong>http://resistir.info/eua/nasce_um_paria.html</strong></span></a><br />
<span style="font-family: Tw Cen MT Condensed; font-size: small;"><strong># Who Is Osama Bin Laden? </strong></span><a title="http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&amp;aid=3198" href="http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&amp;aid=3198"><span style="font-family: Tw Cen MT Condensed; font-size: small;"><strong>http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&amp;aid=3198</strong></span></a><br />
<a href="http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&amp;aid=24587"><span style="font-family: Tw Cen MT Condensed; font-size: small;"><strong>http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&amp;aid=24587</strong></span></a><br />
<a href="http://resistir.info/"><span style="font-family: Tw Cen MT Condensed; font-size: small;"><strong>http://resistir.info/</strong></span></a></p>
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		<title>Appello per una Manifestazione Nazionale a Napoli contro la Guerra in Libia</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Apr 2011 08:38:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rptabr</dc:creator>
				<category><![CDATA["OJO" INJERENCIA]]></category>
		<category><![CDATA[Destaque]]></category>

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		<description><![CDATA[L’Italia che a parole ripudia la guerra si è lanciata in una nuova aggressione militare a senso unico, come le precedenti, questa volta contro la Libia che rappresenta la “nostra” quarta sponda.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.stopwar.altervista.org/templates/comenian1.6/images/slide1.jpg" alt="" /> L’Italia che a parole ripudia la guerra si è lanciata in una nuova aggressione militare a senso unico, come le precedenti, questa volta contro la Libia che rappresenta la “nostra” quarta sponda. La quinta in vent’anni, la terza nel giro di un decennio in cui si è persa ogni remora nei confronti dell’intervento bellico.</p>
<p>Ma a differenza delle altre occasioni pochi sembrano indignarsi, pochi alzano la voce per gridare che questa, come già altre guerre, ha dei motivi ben precisi: le immense ricchezze del sottosuolo libico, il gas, il petrolio, gli affari delle grandi aziende e della grande finanza. Motivi che stanno causando già centinaia di morti fra i libici, e che ne causeranno ancora di più, appena l’uranio impoverito, sganciato in quantità, comincerà a fare effetto. Motivi che potrebbero portare, come già successo nei Balcani, in Afghanistan o in Iraq, alla devastazione della Libia, alla fine della sua sovranità, all’occupazione militare di un territorio-chiave per controllare e addomesticare tutte le rivolte che stanno agitando il Nord Africa e il mondo arabo.</p>
<p>Come al solito, la prima vittima della guerra è stata la verità: per giustificare l’uso della forza abbiamo visto squadernarsi tutte le retoriche guerrafondaie, nelle varianti di destra e di “sinistra”. Da un ritrovato e sfacciato spirito colonialista (“dobbiamo intervenire perché la Libia è casa nostra”) al ritornello della guerra umanitaria (“dobbiamo proteggere la popolazione contro il tiranno”), passando ovviamente per i cliché razzisti (“dobbiamo intervenire per portare la democrazia ai popoli sottosviluppati”). Soprattutto si è cercato di neutralizzare l’impatto emotivo di una nuova guerra, di farla sparire dalla nostra percezione, di inserirla nel tessuto della quotidianità, parlando di “no-fly zone”, “pattugliamento umanitario”, “sostegno ai ribelli”.<br />
Dovremmo sapere bene cosa si nasconde dietro questi eufemismi: il profitto delle multinazionali dell’energia, il desiderio delle potenze occidentali di accaparrarsi, anche dopo il disastro nucleare giapponese, risorse preziose in tempo di crisi, la voglia di controllare un pezzo di mondo che si è risvegliato e cerca da sé la sua libertà. Si interviene in Libia proprio come si sono sostenuti fino alla fine i regimi di Ben Alì o Mubarack, o come si appoggia la repressione dei movimenti popolari in Bahrein o nello Yemen… Ancora una volta il “diritto internazionale” si rivela nei fatti solo la legge del più forte.</p>
<p>Giusto otto anni fa, contro analoghe menzogne, eravamo in milioni a scendere in piazza. Oggi il silenzio dei pacifisti e dei movimenti è assordante, mentre la sinistra istituzionale si nasconde dietro ad una risoluzione ONU scritta, come già altre volte, ad uso e consumo di USA, Gran Bretagna e Francia, mentre a spingere per l’intervento ci sono in prima fila il PD ed il Presidente Napolitano… Ad “opporsi” alla guerra c’è solo la destra estrema della Lega, che parla di “invasione dei clandestini”, lascia marcire i profughi a Lampedusa, crea strumentalmente un’emergenza umanitaria, esaspera l’odio contro i più deboli e i “dannati della terra” per rastrellare voti sotto elezioni.</p>
<p>Forse è giunto il momento di riscattare questa vergognosa Italia, che dal baciamano a Gheddafi, il “nostro miglior alleato”, è passata alle bombe, per paura di perdere i propri affari in Libia.</p>
<p>È giunto il momento di dire la nostra, mentre riscrivono la storia del Mediterraneo attraverso le bombe, la violazione dei diritti dei migranti e la continua militarizzazione del nostro e del loro territorio.</p>
<p>È giunto il momento di affermare che non esistono interessi “nazionali”, ma solo gli interessi degli sfruttati e dei dominati di tutto il mondo contro quelli dei dominanti e dei regimi di tutto il mondo.</p>
<p>È giunto il momento di proclamare che i popoli, e lo hanno scritto in questi giorni proprio i tunisini e gli egiziani in rivolta, o si liberano da soli o non si liberano affatto.</p>
<p>Tutto questo lo vogliamo dire chiaro e forte proprio a Napoli, dove è appena passato il comando dell’operazione ora a guida NATO. Ed è per questo che facciamo appello ai movimenti, alle associazioni, ai comitati, alle forze politiche e sindacali, a tutti i pacifisti coerenti ed a tutti i cittadini a far crescere in tutta Italia la mobilitazione contro la guerra e costruire insieme una grande manifestazione nazionale proprio a Napoli, sabato 16 aprile.</p>
<p>Una manifestazione che, schierandosi a fianco del popolo libico e di tutte le popolazioni in rivolta dell&#8217;area, chieda:</p>
<p>• La fine immediata dei bombardamenti e dell&#8217;aggressione militare;<br />
• La fine di ogni ingerenza straniera, compresa l’ipotesi di embargo e di sequestro dei beni libici non meno criminale dell’aggressione militare;<br />
• Il diritto d&#8217;asilo per tutti i profughi e i migranti in fuga;<br />
• Il taglio delle spese militari e l’utilizzo di fondi e mezzi per le vere priorità sociali di un’Italia in crisi: casa, lavoro, servizi sociali, reddito garantito, provvedimenti a difesa del territorio e dell’ambiente;</p>
<p>Chiediamo a tutte e tutti di diffondere e sottoscrivere quest’appello, per cercare nelle due settimane che abbiamo davanti di costruire insieme una grande e determinata manifestazione contro la guerra!</p>
<p>Nel caso questo appello dovesse incontrare come speriamo, il sostegno delle più significative realtà impegnate nella lotta contro la guerra proponiamo di tenere il giorno successivo alla manifestazione, domenica 17 aprile, una Assemblea nazionale del movimento contro la guerra per discutere insieme come proseguire la lotta contro questa infame politica che va a seminare in nome dell’umanità e della democrazia morte e distruzione presso altri popoli, con la vigliacca consapevolezza che questi paesi non hanno nemmeno le armi per potersi difendere adeguatamente di fronte alle micidiali armi di distruzione di massa utilizzate.</p>
<p>ASSEMBLEA NAPOLETANA CONTRO LA GUERRA</p>
<p>per info, adesioni e contatti: assembleanowar.na@gmail.com<br />
www.stopwar.altervista.org</p>
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