Taccuino di viaggio (II parte)

Il 13 Aprile, 2008 Ciro (non verificato) ha detto:
Caracas, 11 Aprile 2008 (sesto anniversario dal fallimento del colpo di stato)

Al teatro Teresa Carreño il 9 aprile si è tenuta la celebrazione del 60' anniversario dell'assassinio di Jorge Elicier Gaitan all'interno del Convegno Mondiale della Pace e della lotta contro l'imperialismo. I compagni del PCV diffondono la Tribuna Popular, organo del Comitato Centrale del Partito. Per sgomberare inmediatamente il campo da qualsiasi equivoco citano Lenin accanto alla testata: "La nostra attitudine davanti alla guerra é distinta dai pacifisti borghesi: comprendiamo i legami che uniscono la guerra con la lotta di classe, e comprendiamo che non si puó sopprimere la guerra senza sopprimere prima le classi ed instaurare il socialismo".

Alla presenza, tra gli altri, di Orlano Fundora (Presidente del Consejo Mundial por la Paz y del Movimiento Cubano por la Paz y la Soberanía de los Pueblos) http://www.jps.org.mx/mmsc/documen/fundora.html
di una rappresentante delle Madres de Plaza de Mayo e del direttore della rivista colombiana La Voz e dirigente del Partito Comunista Colombiano

http://www.nodo50.org/voz/
nella sala Ríos Reyna, quella dei grandi eventi, ascoltiamo l'intervento di Carlos A. Lozano Guillén, sottolinea che non esiste una soluzione al conflitto colombiano al di fuori di quella politica, ció non significa – spiega il direttore della Voz – che bisogna chiedere il disarmo dell'insurgenza ma, anzi, riconosce l'importanza che la guerriglia ha storicamente avuto in Colombia per la lotta in prospettiva una nuova societá democratica e per la costruzione del socialismo. La pace si conquista attraverso il dialogo e l'accordo umanitario per lo scambio dei prigionieri tra le parti in lotta, non con il terrorismo di stato ed il paramilitarismo.

Nella sala sono insieme a Mario Neri del Circolo bolivariano "Antonio Gramsci" di Caracas e qui incontriamo Dario – o meglio Darío come dicono da queste parti – che di paramilitarismo, e di controllo operaio, qualcosa ne capisce: http://www.azzellini.net/

Lo abbiamo conosciuto durante una visita a Napoli. Segue il fenomeno del paramilitarismo colombiano, smobilitato solo in teoria, ma come evedenzia lui stesso, fra i milioni di colombiani che si sono rifugiati in Venezuela in fuga dalla persecuzione genocida e terrorista dello stato e dei macellai paramilitari, si sono infiltrati anche i 'paracos' ufficialmente smobilitati e che continuano a fare il loro lavoro sporco clandestinamente in Venezuela nel tentativo di destabilizzare il paese. Nell'ultima settimana si è registrata nei barrios la morte violenta di sei líderes dei movimenti comunitari. Non essendo la controrivoluzione riuscita a dividere e corrompere le masse popolari che sostengono la rivoluzione bolivariana in altro modo, hanno pensato bene di utilizare altre strategie. Questo é un campanello d'allarme che forse non è stato ancora sufficientemente preso in considerazione. Darío ha denunciato ció attraverso i media locali:

http://www.aporrea.org/actualidad/n108669.html; lo stesso Presidente l'ha notato e l'ha invitato a partecipare al suo programma domenicale "Aló Presidente" per socializzare una problematica tutt'altro che secondaria:
http://www.youtube.com/watch?v=ZmAkRyZ-Y2s&feature=related
http://www.youtube.com/watch?v=ZPNmWxxUi4I&feature=related

Un lavoro certamente coraggioso, utilissimo e disinteressato, il Comandante l'ha capito ed in diretta televisiva ha ordinato al vicepresidente Carnizales di fornirgli protezione. Il giorno dopo andiamo in visita a Los Teques, su un cucuzzolo di montagna da dove si domina la meravigliosa valle a sua volta dominata dal Guapotori (il capo dei capi) Guaicaipuro nel XVI secolo quando cacció gli spagnoli dal territorio venezuelano.

Darío segue l'evoluzione della lotta degli operai della 'Inveval' – che si trova proprio in cima al suddetto cucuzzolo - la fabbrica di valvole per le condutture utilizzate da PDVSA e non solo, una delle esperienze piú avanzate in Venezuela in merito alla lotta per il controllo operaio nelle fabbriche. Io sono ben felice di accompagnarlo, insieme a noi i due agenti della DISIP addetti alla sua sicurezza. Segno dei tempi: quelli che furono tristemente famosi per la brutale repressione delle attivitá anticomuniste oggi ci accompagnano per incontrare gli operai rivoluzionari tra i piú conosciuti in Americalatina insieme agli argentini della Zanon.

Arriviamo lì senza nulla da mangiare e all'ora dell'almuerzo gli operai spezzano il loro pane con noi, quando si dice essere compagni.

63 dipendenti che eleggono i componenti del Consiglio di fabbrica, 30 gli operai nelle milizie popolari, la attuale Reserva, chicchieriamo con Julio che ci spiega l'importanza di rompere lo schema della divisione gerarchicamente capitalistica del lavoro attraverso un sistema che garantisca forme di rotazione dei compiti e degli incarichi, importante al fine di avere una visione complessiva del funzionamento dell'impresa/fabbrica. L'assemblea dei lavoratori si riunisce una volta al mese, il consiglio di fabbrica quotidianamente. Il vecchio padrone é attualmente anche il padrone della fonderia dove la fabbrica si approviggionava e quindi oggi l'attivitá lavorativa è ridotta. Salta subito agli occhi una veritá evidente: cattedrali nel deserto non hanno senso, una fabbrica sotto controllo operaio o che lotta per esso deve essere necessariamente inserita in un contesto sociale, economico, lavorativo e politico ampio ed organico, pena il decadimento dell'esperienza stessa; o il processo avanza approfondendosi ed ampliandosi o l'esperienza muore. Questo vale per la Inveval così come per la rivoluzione venezuelana nella sua totalitá.

L'obiettivo degli operai è quello di superare il sistema misto cooperativo-cogestito che continua a portare il marchio dell'impresa capitalistica per costituire una societá completamente pubblica e totalmente sotto controllo operaio. Una impresa che richiede un alto livello di coscienza, di capacitá di gestione e di conoscenze collettive, che non cadranno mai dal cielo ma che possono conquistarsi giorno dopo giorno nel calore della lotta di classe. Gli operai sono organizzati per Commissioni, politica, tecnica, valutazione, controllo e disciplina.

Ramon, che a occhio e croce è alle soglie della pensione ci accompagna a visitare il cuore della struttura e ci mostra le macchine, alcune di produzione torinese, proprio come il modello dei consigli di fabbrica di gramsciana memoria, esperienza a cui fanno riferimento e che gli operai di questa fabbrica conoscono bene. Dice di essere come rinato da quanto esiste questa realtá, questa lotta rappresenta per lui la sua vita, la sua dignitá, e la linfa per tutta la sua famiglia. Nella lotta si e`umanizzato, dice che prima gli operai della sua generazione non guardavano i padroni negli occhi, oggi hanno ripreso il destino nelle loro mani.

Il Fre.te.co. è il Fronte Rivoluzionario delle Imprese in Cogestione ed Occupate

http://www.controlobrero.org/content/blogcategory/16/29/
che raccoglie tutte le esperienze del settore e le connette.

Rolando, responsabile delle relazioni con i Consejos comunales, ci sottolinea l'importanza della interconnessione tra fabbrica e comunitá, quelle che qui chiamano le Comuni. Lo stato socialista nella visione bolivariana deve avera come cellula base le comunitá locali che vanno costituendosi in 'Comunas' e ogni 'Comuna' inevitabilmente deve avere un proprio centro produttivo, dove si esprime il protagonismo partecipativo della democrazia popolare rivoluzionaria. In questo solco va definedosi il socialismo del XXI secolo. Da questo solco si irradia il movimento per la felicitá.